Breve storia di GNU/Linux, passione e collaborazione aperte a tutti.

19 Dicembre 2007

 

 

(estratto da repubblica.it ed integrato con wikipedia ed un’intervista)

 

Le storie di personaggi che hanno fatto la storia dell’open source

Che hanno lanciato Linux nell’olimpo dell’informatica. Contro i potenti

 

Torvalds e Shuttleworth, anti-divi

“Migliorarsi con l’aiuto degli altri”

 

LA STORIA di Linux non è il racconto di un sistema informatico scandito dalla pubblicazione di nuove versioni. E’ la storia di un grande progetto cooperativo scritta dagli uomini che lo hanno creato e dalle loro passioni. Passioni per un’idea, per un progetto o per un modo di vivere. C’è molta informatica e c’è molta tecnologia, ma ciò che ha permesso a un sistema che continua ad essere sviluppato per hobby di diventare l’incubo delle più grandi aziende di software e l’icona di “un altro modo” di scrivere software è stata la forza di personalità fuori dal comune che, prima di essere grandi programmatori, sono stati grandi uomini con grandi storie da raccontare.

 

Linus Torvalds

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Linus Torvalds

 

Linus Benedict Torvalds, l’inventore del sistema operativo Linux, è una persona schiva e poco incline alle manifestazioni pubbliche. Mai lo vedrete agitarsi su un palco vestito da mimo a descrivere l’ennesima invenzione che cambierà il mondo e mai incontrerete a qualche affollatissimo incontro a spiegare la storia contemporanea scandita in “decadi” tecnologiche. A differenza di Steve Jobs e Bill Gates, Torvalds si trova più a suo agio nelle mailing list o nei gruppi di discussione, i vecchi luoghi di confronto dove geek e nerd si scontrano quotidianamente sui più disparati temi. Su uno strumento del genere che, quasi sedici anni, annunciò l’inizio dell’avventura di Linux: “Sto scrivendo un sistema operativo gratuito, ma solo per hobby …” qualche giorno dopo regalò a tutti il proprio programma , chiedendo a chiunque di usarlo e, se volevano, di segnalare errori e suggerire miglioramenti.

Dopo tre lustri il suo sistema operativo è diffuso in computer, telefonini, lettori multimediali, bancomat, automobili e rappresenta una dei maggiori pericoli per Microsoft. Il giovane finlandese, lo ha consacrato la rivista Time, si è ritagliato un posto fra gli eroi che negli ultimi 60 anni hanno “cambiato il mondo in meglio”, messo accanto a Gorbaciov, Falcone, Mandela.”Io sono nato tra una marcia di protesta e un’occupazione universitaria”, dirà nella sua autobiografia. Il padre, giornalista e attivista iscritto al partito comunista, vorrebbe che Linus si avviasse al suo stesso mestiere. Non avrà fortuna. A undici anni il futuro padre di Linux mette le mani su un computer della Commodore, il Vic-20, e comincia a sperimentare l’entusiasmo della programmazione. Compra libri di informatica, crea e ricrea programmi, li scrive e li riscrive giorno dopo giorno. Per Linus la programmazione è un “esercizio di creatività”: non scrive programmi per risolvere un problema, ma per sperimentare possibilità di creazione infinite. “Se sei un bravo programmatore - arriverà a dire - puoi essere un dio su piccola scala”.È proprio da questa tensione creativa che nasce Linux. Quando un giorno decide che i sistemi operativi sui quali lavora sono obsoleti e costosi, il giovane studente all’Università di Helsinki non ha in mente di introdurre una rivoluzione etica nel mondo della programmazione. Ha solo in mente di programmare il migliore sistema operativo che si potesse immaginare. E per farlo ha bisogno dell’aiuto degli altri. Il 17 settembre del 1991 pubblica online la prima versione del suo lavoro chiedendo al mondo di aiutarlo. Il nome della cartella da cui gli utenti potevano prelevare il sistema si sarebbe dovuta chiamare Freax, ma il gestore del sito che ospitava il programma di Torvalds la rinominò, storpiando il nome del creatore con la x di Unix, in Linux.

Torvalds non voleva vendere il suo sistema operativo e a questa decisione rimase fedele per sempre. Grazie alle sue competenze nel 1997 fu assunto dall’azienda americana Transmeta per la progettazione di un processore a basso consumo, rivelatosi poi un crudo fallimento. Oggi Torvalds si è assicurato una buona rendita grazie alle azioni che alcune aziende legate al mondo open source gli hanno donato per il suo lavoro e viene “sponsorizzato” dalla Linux Foundation che gli garantisce l’indipendenza a tempo pieno nello sviluppo di Linux.Niente soldi, ma bisognava proteggere il lavoro da eventuali approfittatori. Linus voleva sia che gli fosse riconosciuta la paternità del lavoro sia che chiunque fosse libero di usarlo e modificarlo per migliorarne il codice e per suggerirne modifiche. Nel gennaio 1992, quando gli utenti di Linux erano già diverse centinaia, al sistema operativo fu allegata la licenza GPL (General Public Licenze, ‘licenza pubblica generica’): chiunque poteva usare il codice con cui è stato scritto Linux, modificarlo e ridistribuirlo a piacimento. È però obbligato, ed è qui la portata rivoluzionaria della GPL, a rilasciare con la stessa licenza qualsiasi nuova creazione.

 

 

Richard Matthew Stallman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Richard Matthew Stallman

 

La licenza GPL era allora la principale applicazione pratica del copyleft, un concetto tenacemente perseguito da un eccentrico e appassionato programmatore newyorkese laureato ad Harvard di nome Richard Matthew Stallman, più conosciuto in rete come RMS. RMS ha 16 anni più di Torvalds e viene da un’altra generazione, più intrisa di tensioni libertarie maturate dai movimenti americani degli anni Sessanta. Allora le implicazioni commerciali dell’industria del software erano pressoché nulle e nei laboratori si condivideva software come oggi si condividono le ricerche all’interno di un dipartimento di una qualsiasi università. Quando ricercatori e studenti cominciarono a ‘chiudere’ i propri programmi per rivenderli Stallman decise che quel mondo non faceva più per lui. Il suo gran rifiuto è quasi un racconto mitico: un giorno dei primi anni ‘80 la Xerox rifiutò di concedere il codice per modificare il software con cui funzionavano le stampanti del laboratorio in cui Stallman lavorava. Il programmatore si sentì tradito. Affrontò chi possedeva quei codici e, come usa ricordare, gli puntò il dito contro dicendogli “Ci hai tradito, non soltanto hai tradito tutti noi, ma anche te!”. Dopo tre anni da quell’episodio Stallman fondò la Free Software Foundation, l’istituzione che divenne il centro di raccolta ideologia e tecnologica dei software liberi e la principale spina nel fianco della proprietà intellettuale nell’era della telematica.Stallman è la vera e propria anima idealista del movimento del software libero. Torvalds lo chiama “il grande filosofo” e non perde occasione per differenziarsi dal suo impeto ideologico ma non senza riconoscere che difficilmente Linux sarebbe potuto diventare quello che è oggi senza la sua opera. Stallman non solo ha posto le fondamenta legali e ideologiche del movimento che è alla base dello sviluppo di Linux, ma molto software usato da Torvalds nello sviluppo del suo sistema è stato sviluppato in seno ad un progetto, chiamato GNU, della Free Software Foundation. Ma le differenze tra i due sono nette: il finlandese voleva creare il miglior sistema operativo sul mercato, l’americano pensava di a qualcosa di più importante. “La libertà di collaborare con gli altri - disse RMS in una conferenza - è importante per avere una buona società in cui vivere e questo per me è molto più importante di avere un software potente e affidabile”.

 

 

Mark Shuttleworth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mark Shuttleworth

 

Se Torvalds è il grande programmatore e Stallman il grande filosofo, Mark Shuttleworth è il mecenate, e forse anche qualcosa in più. Il nome del programmatore e imprenditore di Welkom (Sud Africa) entra nei circoli dei nuovi imprenditori quando, nel 1999 a soli 26 anni, e poco prima del crollo della new economy, vende l’internet company fondata quattro anni prima al colosso americano Verisign per 575 milioni di dollari. 20 milioni di dollari finiscono nel suo sogno di viaggiare nello spazio con la Soyuz, secondo ‘turista’ di sempre, mentre il resto viene invece usato per creare aziende che a vario titolo finanziano sia lo sviluppo di Linux e del software libero sia il sistema educativo e imprenditoriale sudafricano. Le due esperienze non sono in contraddizione: “Quando avete assaporato il volo - scrive sul suo blog prendendo a prestito la frase da Leonardo Da Vinci - camminerete sempre con gli occhi rivolti verso il cielo”.Rivolgere gli occhi al cielo significa inseguire un sogno, quello di esportare dall’Occidente cultura e conoscenza in Africa. Shuttleworth ha finanziato l’apertura della sede europea della Electronic Frontier Foundation, l’associazione no profit che difende i diritti di copyright e privacy nell’era dell’elettronica; ha fatto installare in varie città sudafricane chioschi elettronici (Freedom Toaster, ‘il tostapane della libertà’) che distribuisce gratuitamente Cd pieni di software, libri e musica; sponsorizza l’apertura di Internet Café da cui è possibile collegarsi al web senza spendere un soldo; quando può distribuisce fondi e capitali in progetti di software libero e, soprattutto, si impegna nella diffusione della cultura scientifica nelle scuole del suo paese.In questo personaggio, quasi un alter ego di Bill Gates ma al contrario, esigenze imprenditoriali, sociali e tecnologiche si intrecciano inestricabilmente. Usare software gratuito, come lo è Linux, significa finanziare a costo zero lo sviluppo informatico delle nazioni emergenti; usare software a codice aperto significa velocizzare la diffusione delle conoscenze tecnologiche soprattutto là dove esse sono meno solide. Shuttleworth è pragmatico, lontano sia dalla nicchia da geek in cui si è rifugiato il ben più timido Torvalds sia dalla patina di sacralità ideologica con cui ama vestirsi Stallman. “La sfida reale - ha scritto sul suo blog - è portare il software libero nel mercato di massa, ai vostri nonni, ai vostri nipoti e ai vostri amici”.Ubuntu è la principale creazione di Shuttleworth. Nata nel 2004 ha riscosso tanti e tali riconoscimenti da farne in meno di due anni la distribuzione Linux più nota al mondo, apprezzata sia da esperti consumati sia da novizi. Facile da usare come Windows, è, a differenza di Windows, gratuita e libera. Vantaggi che ne hanno favorito l’adozione al di là della ristretta cerchia di appassionati. Il Parlamento francese, per dirne una, ha deciso di dotare dal prossimo luglio i propri deputati e i loro assistenti con oltre mille computer che, al posto di Vista e Office, saranno equipaggiati con Ubuntu e il gratuito e open source OpenOffice.È un grande successo, ma l’obiettivo di Shuttleworth è ben più presuntuoso. Con Ubuntu, come ha scritto sul suo sito, vuole “correggere” il principale problema dell’industria dei Pc: la predominanza del software non libero, che frena l’innovazione, limita l’accesso a una piccola porzione del mondo e impedisce ai programmatori di esprimersi alle maggiori potenzialità. Un idea ambiziosa ma per Shuttleworth, abituato a camminare con gli occhi rivolti al cielo, sembra quasi a portata di mano.

(21 aprile 2007)

 

 

Mark Shuttleworth (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera)

 

Mark Richard Shuttleworth (nato il 18 settembre 1973) è un imprenditore sudafricano nato a Welkom, Free State, Sudafrica. Shuttleworth è considerato il primo cittadino africano ad essere stato nello spazio, sebbene sia stato preceduto da Patrick Baudry, un astronauta francese nato in Africa, nel Camerun, quando questo era ancora una colonia francese. Shuttleworth vive oggi a Londra ed in quanto anglo-sudafricano, possiede la doppia cittadinanza sudafricana e britannica.

Frequenta la scuola Diocesan College ed in seguito ottiene una laurea di Finance and Information Systems presso la University of Cape Town.

Nel corso dell’ultimo anno di università Shuttleworth fonda Thawte (1995) che si specializzata in certificati digitali e Internet privacy. Negli anni dell’esplosione di Internet Thawte diventa la Certificate authority più importante al di fuori degli Stati Uniti. Nel dicembre 1999 Shuttleworth vende Thawte all’azienda americana VeriSign guadagnando circa $575 milioni USD.

Nei primi anni 90 Shuttleworth partecipa al progetto Debian un sistema operativo Open Source che egli stesso considera, insieme a molti altri software Open Source, una delle chiavi del successo di Thawte e conseguentemente della sua fortuna personale.

Nel 2005 torna nel mondo di Linux fondando e sviluppando Ubuntu, una distribuzione di Linux user-friendly (basata su Debian), attraverso Canonical Ltd.

Nel 2001 costituisce la Shuttleworth Foundation, un organizzazione no-profit che si dedica alle innovazioni sociali ma fonda anche progetti per l’educazione e l’Open Source in Sudafrica, come The Freedom Toaster.

Nel 2005 fonda la “Ubuntu Foundation” con un investimento iniziale di 10 milioni di dollari.

Ubuntu è una distribuzione GNU/Linux nata nel 2004 e basata su Debian, che si concentra sulla facilità di installazione e d’uso e sul rilascio regolare (semestrale) delle nuove versioni. Rispetto a Debian, Ubuntu ha un orientamento più spiccato verso l’utilizzo desktop e una maggiore attenzione al supporto hardware dei portatili.

Finanziata dalla società Canonical Ltd (registrata nell’Isola di Man), rimane comunque in tutto e per tutto un software libero. L’ideatore dell’iniziativa e titolare di Canonical è Mark Shuttleworth, un giovane imprenditore sudafricano diventato fiero sostenitore dell’open source, al cui servizio ha posto le sue risorse.

Il 1 luglio 2005, è nata la Fondazione Ubuntu.

Il nome Ubuntu deriva da una antica parola Zulu diffusa in varie parti dell’Africa e che corrisponde indicativamente al concetto di “umanità verso gli altri”, a volte tradotto anche “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”. La distribuzione Ubuntu GNU/Linux si prefigge l’obiettivo di portare nel mondo del software questo concetto.

Nel Settembre 2005 con 10 milioni di dollari acquista il 65% delle azioni di ImpiLinux.

ImpiLinux è una distribuzione Linux del Sud Africa.

La versione 1 era basata sul sistema GNU/Linux Debian e includeva componenti di Gnoppix e Knoppix, mentre la versione 2 (rilasciata il 6 ottobre 2004) non era basata su nessuna distribuzione.

Il suo scopo è quello di essere la prima distro Linux desktop per il business che risponde in particolare ai bisogni degli utenti africani. L’ultima release è Impi 2005 UP2, rilasciata nel giugno 2005. Le versioni future saranno basate su Ubuntu.

Gli obiettivi del progetto includono la personalizzazione e l’internazionalizzazione del software per le undici lingue del Sud Africa ufficiali. Oltre a fornire un ambiente software libero e potente, gli autori di questa distribuzione hanno anche dimostrato che gli africani possono essere, nel mondo digitale, auto determinati.

 

Shuttleworth guadagna una fama mondiale il 25 Aprile 2002 come turista spaziale a bordo della missione russa Soyuz TM-34 e pagando aprossimativamente 20 milioni di dollari (USA).

Due giorni dopo, arriva insieme al resto dell’equipaggio alla Stazione Spaziale Internazionale dove partecipa, per 8 giorni, ad esperimenti relativi all’AIDS. Il 5 Maggio ritorna sulla Terra.

Per partecipare alla missione, Shuttleworth ha dovuto trascorre un anno in addestramento e preparazione, inclusi 7 mesi a Star City, Russia.

 

Mark Shuttleworth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Intervista a Mark Shuttleworth, il fondatore di Ubuntu Linux

06.13.07

 

Mark Shuttleworth è entrato agli onori delle cronache nel 2002 quando realizzò l’ambizione di una vita e divenne il primo Sud Africano a viaggiare nello spazio, pagando 20 milioni di dollari per diventare un cosmonauta civile in un volo di otto giorni a bordo della nave spaziale Russa, Soyouz. Nel 2004 Shuttleworth ha fondato Ubuntu Linux per portare il sistema operativo del pinguino a tutte le persone del mondo. Inoltre è fondatore di HDB Venture Capital e dell’organizzazione no profit Shuttleworth Foundation.

Hai pompato più di 10 milioni di dollari del tuo denaro nel continuo sviluppo di Ubuntu Linux, e ti sei personalmente impegnato in una campagna per portare alle masse un Linux libero, facile da usare e sicuro. Perché?

Durante il college ero in lotta per collegare il mio personal computer al network dell’Università. Poi qualcuno mi diede una pila di dischi di Slackware Linux, e mi ritrovai affascinato dall’ampiezza e profondità dei tools disponibili per Linux, anche in quei primissimi anni. E’ come passare dal vivere in un deserto al camminare davanti ad un buffet dove puoi mangiare di tutto. Trasformai il mio interesse in internet in un piccola impresa chiamata Thawte [nel 1995], che vendeva certificati digitali da me creati, almeno inizialmente, con software crittografico che era disponibile con una licenza di tipo open-source.

Come hai pensato di entrare in questo tipo di attività nel 1995. Proprio quando internet stava diventando una parola familiare?

Ero povero, ero disperato, volevo essere nel carrozzone di questa cosa chiamata Internet, e volevo trovare un business che non richiedesse una grande quantità di banda ed una grande quantità di capitali.La chiave era Linux. E’ stato Linux a consentirmi di connettermi alla rete e far si che potessi assorbire questa conoscenza. E’ stato Linux a lasciarmi metter giù server in una compagnia che contava un solo impiegato, e ad avere server in tre nazioni ed a farmeli amministrare tutti quanti da remoto con una lenta connessione dial-up. Questo lo puoi fare solo con Linux.

Ho venduto questa attivita nel 1999, proprio al top della bolla di Internet. Questo poi mi ha dato l’opportunità di sedermi e chiedere a me stesso, quali sono le cose della vita di cui vuoi essere parte? Lo sai, la vita è breve.

Una di queste cose era esplorare lo spazio ed essere parte di questa avventura. Sono andato e l’ho fatto. E l’altro pensiero era di essere parte di quest’esperienza del software libero, che era stata così favorevole per me — portandola ad una più ampia diffusione. Questa è la genesi di Ubuntu.

Ubuntu Linux ha fatto tanta strada in soli tre anni. Quanto sei lontano dal sogno di Linux per le masse?

Beh, certamente siamo stati parte del processo di rendere Linux più largamente accettato, interessante ed utile. Parte di questo è dovuto ad una fortunata sincronizzazione. La stessa comunità Linux aveva deciso, intorno al 2004, che questo era un problema interessante. I ragazzi del Kernel di Linux sentivano di aver dimostrato di poter fare un kernel stabile, affidabile e robusto, la sfida successiva era il desktop.Così noi abbiamo beneficiato del fatto di essere entrati in scena nell’esatto momento in cui tutti gli altri iniziavano ad interessarsi dello stesso problema.

Qui, negli Stati Uniti, Ubuntu sta ottenendo attenzione per il suo sistema operativo desktop. Qual’è la strategia di Ubuntu nel mercato Corporate con la sua versione Server del sistema Operativo?

Certamente, ci vorrà tempo per costruire un completo portafoglio di certificazioni. Ma molte organizzazioni hanno compiuto il primo passo, e stanno usando i server Ubuntu da qualche parte — anche se si tratta ancora di cose interne all’azienda, come ad esempio banchi di prova per computer ad alte performance e gruppi di valutazione, posti dove si ritiene di poter correre qualche rischio o posti in cui non si dipende troppo da certificazioni di terze parti. Così, per esempio, persone che utilizzano cose come LAMP (Linux Apache Mysql PHP) amano Ubuntu perché ha tutto ciò di cui hanno bisogno. Abbiamo visto adozioni molto rapide in questo campo. Ovviamente ci vorrà del tempo prima di avere persone che utilizzano Ubuntu nel cuore dei loro networks e sotto i loro database server, perché dobbiamo costruire relazioni commerciali con queste aziende software. Non è il lavoro di una vita, ma certamente un esercizio che richiede più anni.

Che tipo di risposte avete dai commercianti dell’IT tradizionale?

Ha sorpreso la gente. Tu sai, ogni sorpresa è una brutta sorpresa per persone che sono dentro un così lungo ed intenso gioco che le grandi aziende stanno giocando nel mercato. Penso che abbiamo mescolato un pò le cose in un mercato che sembrava stabile e prevedibile, quindi ci vorrà del tempo per queste aziende affinché acquisiscano un punto di vista su come si sentono rispetto ai cambiamenti da noi apportati.

Cosa ne pensi dell’hardware e del sistema operativo di Apple? Sono lo standard di qualità per l’open source e Ubuntu rispetto alla loro facilità d’utilizzo ed all’eloquenza del design?

In molti casi Apple ha fatto l’andatura. Posso pensare a casi in cui è stato il software libero a fare l’andatura. Il browser Mozilla Firefox è un grande esempio di cosa succede quando prendi un buon team che ha buon materiale grezzo ed inesorabilmente si focalizza nel realizzare qualcosa che sia un divertimento usare. E’ una combinazione di semplicità ed estendibilità che ti da l’abilità di produrre qualcosa che sia contemporaneamente facile da usare per un utente alle prime armi e potente per qualcuno che si siede davanti ad un browser ogni giorno, tutti i giorni.

Quale pensi sia la “next big thing” di Linux, in cui Ubuntu può fare ancor più onde?

Noi pensiamo che la virtualizzazione sia una delle cose più eccitanti che stanno succedendo intorno a Linux nei giorni nostri, e stiamo cercando di incorporare dentro Ubuntu, in maniera trasparente, le tecnologie più entusiasmanti e mature.

Cos’è che più ti entusiasma del tuo lavoro?

Sono le onde anomale. Sono affascinato da cose che spazzano la società e poi cambiano, in differenti modi, tutto ciò che toccano. Internet stessa è stata la prima grande onda di cui potrei attualmente testimoniare. Immagino anche di aver visto il desktop computing con gli occhi di un bambino, ma non ho una vera prospettiva riguardo a questo. Ma guardando gli stravolgimenti di internet nella società, che ha cambiato il modo di lavorare di mia madre, che ha cambiato il modo di fare affari, che ha cambiato il modo in cui le persone disegnano i prodotti, e così via, è meraviglioso, che io abbia voluto un progetto che si trovi alla punta di tutto questo.

Il software libero è parte di un fenomeno più grande, che è un passo avanti nel riconoscere il valore del lavoro condiviso. Storicamente le cose condivise avevano una brutta reputazione. La reputazione era dovuta al fatto che le persone hanno sempre abusato delle cose condivise e, nel mondo fisico, qualcosa che è condiviso ed abusato diventa senza alcun valore. Penso che nel mondo digitale abbiamo l’effetto inverso, dove qualcosa che è condiviso aumenta di valore rispetto a qualcosa che è chiuso, per tutto il tempo in cui esso è contemporaneamente condiviso e riceve i contributi di tutti coloro che lo condividono.

Questo è un concetto affascinante, e penso che andrà a toccare molti settori industriali.

Il software è il primo. Fare parte di ciò è tutta un’altra onda anomala.